Da anime e manga una ventata di dolcezza: ecco come i chibi conquistano cuori di grandi e piccini. Personaggi piccoli e deformi, icone del Sol Levante, invadono sempre più schermi digitali e riviste cartacee. Come si suol dire, nella botte piccola c’è il vino buono.

Chibi: cosa sono?

Chibi è ancora una parola piuttosto inusuale nella nostra penisola, soprattutto per chi non ha mai sentito parlare di anime e manga, ovvero di fumetto e animazione nipponica. Ricordate Chibiusa di Pretty Guardian Sailor Moon? Ecco a voi l’esempio perfetto. Il suo nome (chibi+Usa, cioè piccola Usagi) e le sue caratteristiche fisiche indicano proprio ciò di cui stiamo parlando. In un modo o nell’altro, ognuno di noi ha avuto a che fare coi personaggi chibi, da sempre presenti nei cosiddetti “cartoni animati”.

Cosa significa chibi?

Con questo termine si indica, in giapponese, una persona piccola o di bassa statura e molto genericamente ci si riferisce a qualcosa di piccolo – sì, tu che hai una corporatura minuta, sei anche tu un po’ chibi!

Tra i fan di anime e manga, chibi designa una tipologia di disegno dove il personaggio è in una versione “piccola” o “corta” rispetto alle sue dimensioni originali. Si tratta di una rappresentazione deforme, per certi versi associabile alla caricatura. La testa è sproporzionata rispetto al corpo e sono enfatizzati i tratti kawaii, “carini” per intenderci, del personaggio illustrato. Nel disegno il chibi è dolce e tenero, anche quando ha sembianze macabre.

Come creare un chibi?

Ogni artista ha il suo stile e il personaggio assume i tratti tipici della matita di chi disegna. Non esistono particolari segreti per realizzarne uno: la principale caratteristica è la mancanza di proporzioni anatomicamente corrette. Un chibi ha la testa molto più grande rispetto al corpo, di solito è paffutello e dai tratti molto morbidi. Gli occhi sono quasi sempre spalancati, enormi e dai colori brillanti. Solitamente è accompagnato da piccoli oggetti, con proporzioni enormi rispetto al corpo o da animali da compagnia, anch’essi “chibizzati”.

Che siano chibi girl o chibi boy, questi personaggi sono molto apprezzati. Sono infatti un must del mercato, che approfitta delle potenzialità dello stile fresco e divertente che li contraddistingue. Naruto, giusto per un esempio, ha uno spin off, sia versione manga che anime, coi personaggi in stile chibi, Rock Lee, le prodezze di un giovane ninja. In una parola: piccolo è bello – e vendibile, soprattutto a target altrimenti esclusi – e i chibi sicuramente seguono questa scia.